p 90 .

Paragrafo 5 . La teoria della conoscenza.
     
Quello  che  abbiamo cercato di descrivere fino a qui    il  mondo
vero,  l'oggetto  cui  deve tendere la nostra  conoscenza.  Platone
analizza  a  fondo  anche il soggetto della  conoscenza.  La  mente
(nos) non  il solo strumento a disposizione

p 91 .

dell'uomo che cerca la conoscenza: la mente coglie, intuisce,  alla
fine  di  un  faticoso  percorso,  la  Verit  dell'Essere;  ma  la
protagonista  del  viaggio dall'ignoranza alla  conoscenza  ,  per
Platone,  l'anima  (psych), della quale la razionalit  (lgos)  
solo una parte.

La dottrina dell'anima.

Gi  i misteri orfici e il pitagorismo avevano introdotto nel mondo
greco  una  concezione dell'anima diversa da quella  della  cultura
omerica.(17)  Platone subisce fortemente - per quanto  riguarda  la
sua dottrina dell'anima - l'influenza orfica e pitagorica.
     L'anima   nettamente separata dal corpo,  di natura  diversa
da esso, ed  immortale. Quindi  preesistente al corpo e destinata
a  sopravvivere alla sua morte. Il luogo naturale dell'anima,  cio
conforme  alla  sua  natura,  non pu essere  dunque  questo  mondo
sensibile, dominato dal divenire, ma il mondo di ci che non  muta,
lo  stesso Mondo delle Idee: l'Iperuranio  popolato di Idee  e  di
anime.
     Le  anime,  secondo la dottrina della metempsicosi,  accettata
pienamente  da  Platone,  si incarnano in  successione  in  diversi
corpi.
     L'anima,  che, per Platone come per Socrate,  la  sede  della
personalit  intellettuale  e morale di  ciascun  uomo,  non    un
elemento semplice, ma una struttura complessa, come complesse  sono
le  diverse  facolt  e attivit dell'uomo. Cos  Platone  immagina
un'anima  tripartita: una parte, detta concupiscibile o  appetitiva
(epithymetikn), risiede nelle viscere; un'altra parte,  nota  come
irascibile  o  animosa (thymoeids), risiede nel cuore;  infine  la
parte   razionale   (logistikn)  risiede   nella   testa.   Questa
tripartizione,   proposta  da  Platone  nel  quarto   libro   della
Repubblica(18),  illustrata nel Fedro con un mito  molto  breve  e
molto famoso, quello della biga alata:
     "Si  raffiguri  l'anima  come  la  potenza  d'insieme  di  una
pariglia alata e di un auriga. Ora tutti i corsieri degli di  e  i
loro  aurighi  sono buoni e di buona razza, ma quelli  degli  altri
esseri  sono  un po' s e un po' no. Innanzitutto, per noi  uomini,
l'auriga  conduce la pariglia; poi dei due corsieri uno  nobile  e
buono, e di buona razza, mentre l'altro  tutto il contrario  ed  
di  razza opposta. Di qui consegue che, nel nostro caso, il compito
di tal guida  davvero difficile epenoso"(19).
     Il  cavallo  "nobile e buono" rappresenta la parte irascibile,
mentre  il  cavallo  di  razza  opposta  la  parte  concupiscibile;
all'auriga  -  la parte razionale dell'anima - spetta il  difficile
compito  di  guidare  la biga. Si noti bene  che  per  Platone  non
esistono tre anime: la potenza d'insieme di una pariglia alata e di
un  auriga    la rappresentazione dell'anima, che  unica.  Questo
significa che nessuna
     
     p 92 .
     
     parte di essa  eliminabile. Il cavallo di cattiva razza,  che
trascina  la  biga verso il basso, mosso dagli appetiti  materiali,
non  pu  essere  staccato dal carro: la sua corsa  verso  le  cose
terrene  pu e deve essere corretta dall'auriga, aiutato in  questo
dall'altro cavallo che naturalmente tende verso l'alto.
     Platone,   quindi,   riconosce   esplicitamente   l'innegabile
esistenza  in noi di un aspetto istintivo e irrazionale,  ma,  come
gi  aveva  fatto Socrate, lo sottopone al controllo e  alla  guida
della razionalit.
     
La caduta delle anime.
     
Le   anime  immortali  hanno  la  loro  sede  naturale  nel   mondo
iperuranio. Platone deve spiegare come esse cadano in questo nostro
mondo  sensibile  e  l si incarnino nei corpi. Nel  Fedro  Platone
fornisce   una   descrizione  suggestiva  di  come   ci   avvenga,
continuando a utilizzare l'immagine della biga alata.
     Gli  di popolano quel luogo iperuranio che "nessuno dei poeti
di  quaggi ha cantato, n mai canter degnamente". Per gli  di  
facile muoversi in questo mondo perch "le loro pariglie sono  bene
equilibrate e i corsieri docili alle redini", ma per le altre anime
la  cosa    ben pi ardua. Al centro dell'Iperuranio si  trova  la
Pianura della Verit: il luogo dell'intelligibilit dell'Essere, il
luogo delle Idee, i cui pascoli sono congeniali all'anima che vuole
elevarsi,  perch  di  quell'erba si nutre la natura  dell'ala  che
solleva  l'anima  in  alto.  L'auriga mortale  riesce  a  fatica  a
contemplare  "le realt che sono", dovendo tenere a bada  i  propri
destrieri  che  spesso  tirano  in  direzioni  opposte,  e  dovendo
muoversi all'interno di un accorrere disordinato di bighe.  La  sua
contemplazione  della  Verit sar comunque sempre  parziale.  Ogni
auriga  mortale,  poi, stremato dallo sforzo, si  diparte  da  quel
luogo  senza  aver  goduto  della visione  dell'Essere.  Una  volta
allontanatesi senza essersi potute cibare nel Pascolo della Verit,
le  anime  si  appesantiscono, perdono le ali e  precipitano  sulla
Terra.  Una  volta  sulla Terra, i corpi in  cui  le  anime  devono
incarnarsi sono scelti secondo una regola precisa: l'anima "che pi
ha  veduto" si incarner nel corpo di un filosofo o in quello di un
musico  o  di  un esperto d'amore; quella che viene  seconda  nella
visione  dell'Essere  prender il corpo di un re  rispettoso  della
legge  e  capace  di  ben governare; e cos  di  seguito  la  terza
diventer  un  uomo di stato, la quarta un atleta o un  medico,  la
quinta un indovino o un iniziato, la sesta un poeta, la settima  un
operaio  o  un  contadino, l'ottava un sofista  o  un  demagogo  e,
infine, la nona un tiranno.(20)

p 93 .

La reminiscenza (anamnesi).
     
Le  anime,  quindi, al momento di incarnarsi hanno  gi  avuto  una
visione  parziale pi o meno estesa dell'Essere, quindi  possiedono
conoscenza.  Di questa conoscenza, per, esse non sono  consapevoli
perch  -  come Platone fa dire a Er nella Repubblica  -  prima  di
incarnarsi devono attraversare la pianura del Lete (oblio), arida e
priva  di  vegetazione,  e quindi il fiume Amelete,  la  cui  acqua
toglie  ogni  preoccupazione e ogni pensiero; le anime  assetate  -
soprattutto quelle che non si fanno guidare dall'intelligenza -  ne
bevono  una gran quantit dimenticando la loro visione dell'Essere.
Si  tratta, per, solo di dimenticanza (amnesia): la visione  potr
essere richiamata alla memoria e ricordata.
     Con  questo mito Platone introduce un altro tema che  sar  al
centro  della discussione filosofica nei secoli successivi,  quello
dell'innatismo. L'anima umana, la mente, nasce possedendo gi  Idee
innate:  queste Idee, a differenza di quelle che si  formano  e  si
acquisiscono attraverso l'esperienza, sono il fondamento della vera
conoscenza   proprio   perch   traggono   origine   dalla   Verit
dell'Essere.(21)
     Per  Platone, quindi, il conoscere coincide essenzialmente con
il ricordare: la conoscenza  reminiscenza (anamnesi).
     
I gradi della conoscenza.
     
Il  ricordo delle Idee che la nostra anima ha contemplato prima  di
unirsi  al corpo non  per il frutto di un ripiegamento dell'anima
su  se  stessa:  nella  ricerca di una Verit  che    gi  in  noi
riceviamo  un  aiuto essenziale dal nostro rapporto  con  il  mondo
esterno. Platone va al di l della saggezza delfica e socratica del
"Conosci  te  stesso":  la  via della  conoscenza  parte  dai  dati
sensibili.
     Platone  ripropone  la tradizionale distinzione  tra  opinione
(dxa)  e  conoscenza del vero (epistme), all'interno delle  quali
individua una ulteriore suddivisione: nella prima tra immaginazione
(eikasa)   e   credenza  (pstis);  nella  seconda  tra   pensiero
dianoetico(22)  (dinoia) e intelletto (nesis)(23).  Per  spiegare
questa  divisione, Platone ricorre ancora una volta a un  mito,  il
famoso mito della caverna.
     All'interno di una grotta sono incatenati degli uomini fino da
quando  erano fanciulli: essi non possono muoversi e nemmeno girare
la testa, per cui vedono solo quello che sta davanti ai loro occhi,
cio  la  parete di fondo della caverna. Alle loro spalle  arde  un
fuoco. Tra loro e il fuoco corre una strada rialzata costeggiata da
un  muricciolo. Lungo la strada si muovono altri uomini che  recano
sulle spalle "oggetti di ogni sorta, statue, figure di pietra e  di
legno"; questi oggetti sporgono dal muricciolo, come dallo "schermo
di  un  burattinaio", e, grazie al fuoco, proiettano la loro  ombra
sulla parete della caverna di fronte agli uomini incatenati. Questi
pensano  che  le ombre che vedono scorrere davanti  ai  loro  occhi
siano oggetti reali.
     
     p 94 .
     
     Uno  dei  prigionieri viene sciolto e costretto ad  alzarsi  e
girare il capo. La luce gli d noia e gli impedisce di vedere  bene
gli  oggetti;  costretto ad avvicinarsi ad essi e a dire  che  cosa
siano, rimane dubbioso e giudica pi vere le cose che vedeva prima.
Trascinato via a forza dalla caverna e portato alla luce  del  Sole
il  prigioniero ne  talmente abbagliato da non riuscire  a  vedere
nulla.  Deve  abituarsi lentamente e all'inizio  sopporta  solo  la
vista delle ombre e poi quella delle immagini degli esseri umani  e
degli  altri oggetti nei loro riflessi nell'acqua, e infine  quella
degli oggetti stessi; da questi poi, volgendo lo sguardo alla  luce
delle  stelle  e  della Luna, potr contemplare di  notte  i  corpi
celesti  e il cielo stesso pi facilmente che durante il giorno  il
Sole  e la sua luce. Alla fine potr osservare e contemplare  quale
veramente   il Sole, non le sue immagini nelle acque  o  su  altra
superficie,  ma  il  Sole in se stesso, nella  regione  che  gli  
propria.
     Felice  della  scoperta,  l'uomo rientra  nella  caverna,  ma,
avendo  negli occhi la luce del Sole, vede solo tenebre e narra  ai
suoi  ex compagni di prigionia della luce che ha visto e del  fatto
che ora nella grotta non vede pi nulla, ma viene preso per pazzo e
rischierebbe  perfino  di  essere ucciso se  insistesse  nel  voler
condurre quei prigionieri alla luce del Sole.(24)
     L'interno  della  caverna  sta  a  indicare  la  dxa,  mentre
l'esterno  l'epistme. Il Sole, che con la sua luce rende  visibile
ogni cosa, simboleggia l'Idea di Bene.
     Il  mondo  sensibile e il Mondo delle Idee, come  abbiamo  gi
visto,  sono due mondi distinti e separati, ma entrambi partecipano
-  anche  se  in misura molto diversa - dell'Essere,  dell'Idea  di
Bene: "Nel mondo visibile essa [l'Idea di Bene] genera la luce e il
sovrano  della  luce, nell'intelligibile largisce essa  stessa,  da
sovrana, verit e intelletto"(25).
     E  cos  la  difficile via della conoscenza, dall'oblio  delle
Idee  alla  loro  riconquistata visione, passa per  luoghi  diversi
(l'interno   e   l'esterno  della  grotta),  ma    sostanzialmente
unitaria.  Partendo  dalle  opinioni    possibile  raggiungere  la
Verit,  ma  commette  un  grave errore  chi  non  vuole  liberarsi
dall'inganno  delle  opinioni.  Lo  stesso  Platone  suggerisce  di
schematizzare  i  gradi  della conoscenza  mediante  una  linea  (o
meglio, un segmento), divisa in due parti disuguali: la prima parte
della linea "rappresenta il genere visibile", la seconda il "genere
invisibile";  ciascuno dei due segmenti ottenuti sia  a  sua  volta
diviso  in  due: nel primo segmento della prima parte  troviamo  la
conoscenza delle immagini (ombre, riflessi, eccetera), nel  secondo
gli   oggetti  sensibili  (animali,  piante,  oggetti  artificiali,
eccetera);  nella  seconda  parte della  linea  troviamo  un  primo
segmento  che rappresenta i concetti scientifici e un  secondo  che
corrisponde alle Idee.(26)

